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Chi Siamo

FARE TERRITORIO, associazione apartitica, apolitica e senza scopo di lucro, nasce nel maggio 2014

 per dare il proprio contributo allo sviluppo delle attività umane nel  rispetto della Sostenibilità

 Ambientale e del Territorio, seguendo uno “ Sviluppo Sostenibile”.

 Principali obiettivi dell’associazione FARE TERRITORIO sono:

  • Promuovere ogni settore economico che segua un modello di Sviluppo Sostenibile del territorio.
  • Promuovere, sviluppare e svolgere ogni attività che miri alla conservazione ed alla gestione del patrimonio naturalistico e faunistico, promuovendo l'uso corretto del territorio e riqualificando le aree degradate ed inquinate.
  • Promuovere, sviluppare e svolgere attività finalizzate alla tutela del mare ed alla sua salvaguardia.
  • Sostenere e promuovere la cultura della biodiversità e dell’identità sociale come fattore di crescita dell’uomo.
  • Coinvolgere tutti gli attori sociali per sostenere la diffusione del principio di Sviluppo Sostenibile in un’ottica di “educazione permanente”.

 

 

IL PERCORSO DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE

A partire dagli anni '70 la progressiva presa di coscienza delle problematiche ambientali ha dato origine a un ampio dibattito sul futuro del pianeta.

Tale dibattito ha coinvolto organizzazioni internazionali, movimenti di opinione e studiosi approdando al concetto di sviluppo sostenibile:
Infatti durante gli anni ’70, in concomitanza con una delle prime crisi petrolifere ed i conseguenti piani di austerity, iniziò a porsi in occidente una riflessione sull’uso di energie rinnovabili in alternativa ai combustibili fossili ed al petrolio. Nel 1972 si tenne a Stoccolma la Conferenza ONU sull’Ambiente Umano e si afferma l'opportunità di intraprendere azioni tenendo conto non soltanto degli obiettivi di pace e di sviluppo socio-economico del mondo, per i quali «la protezione ed il miglioramento dell’ambiente è una questione di capitale importanza», ma anche avendo come «obiettivo imperativo» dell'umanità «difendere e migliorare l'ambiente per le generazioni presenti e future».
 
Nel 1980 IUCN – International Union for Conservation of Nature elabora il documento Strategia Mondiale per la Conservazione nel quale si delineano i seguenti obiettivi:
  • mantenimento dei processi ecologici essenziali;
  • salvaguardia e conservazione della diversità genetica nel mondo animale e vegetale;
  • utilizzo sostenibile degli ecosistemi.
Nel 1983 viene istituita dall'ONU la Commissione Mondiale su Sviluppo e Ambiente, presieduta dall'allora premier norvegese Gro Harlem Brundtland, che elabora il rapporto Brundtland, a cui dobbiamo l'attuale condivisa definizione di sviluppo sostenibile.
 
Nel 1987 con il Rapporto Brundtland - Il Nostro Futuro Comune - viene per la prima volta definito il concetto di “ Sviluppo Sostenibile”, "lo sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri". Il nome viene dato dalla coordinatrice Gro Harlem Brundtland che in quell'anno era presidente del WCED ed aveva commissionato il rapporto. In tale definizione, come si può vedere, non si parla propriamente dell'ambiente in quanto tale, quanto più ci si riferisce al benessere delle persone, e quindi anche la qualità ambientale; mette in luce quindi un principale principio etico: la responsabilità da parte delle generazioni d'oggi nei confronti delle generazioni future, toccando quindi almeno due aspetti dell'ecosostenibilità: ovvero il mantenimento delle risorse e dell'equilibrio ambientale del nostro pianeta.
In relazione al turismo, secondo tale rapporto le attività turistiche si possono considerare sostenibili quando non alterano l'ambiente, non ostacolano lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche e nel contempo riescono a mantenersi vitali in un territorio turistico per un periodo di tempo illimitato. Tutto ciò mira a garantire la redditività del territorio nel lungo periodo con obiettivi di compatibilità ecologica, socio-culturale ed economica.
 
 

Rio de Janeiro 1992, Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo

 

Nel 1992 a Rio de Janeiro si tiene la Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo, nella quale vengono confermati i contenuti della Dichiarazione della Conferenza ONU di Stoccolma del 1972 «cercando di considerarla come base per un ulteriore ampliamento». Si pone l'accento su temi quali:
  • il diritto allo sviluppo per un equo soddisfacimento dei bisogni sia delle generazioni presenti che di quelle future;
  • la tutela ambientale non separata ma parte integrante del processo di sviluppo;
  • la partecipazione dei cittadini, a vari livelli, per affrontare i problemi ambientali. Quindi la possibilità di accedere alle informazioni riguardanti l'ambiente, che gli Stati dovranno rendere disponibili, e di partecipare ai processi decisionali;
  • il principio del chi inquina paga per scoraggiare gli sprechi, stimolare la ricerca e l'innovazione tecnologica al fine di attuare processi produttivi che minimizzino l'uso di materie prime.
Dalla Conferenza di Rio de Janeiro scaturiscono due iniziative di rilievo:
 

Programma d'azione Agenda 21

 

Ampio ed articolato, costituisce una sorta di manuale per lo sviluppo sostenibile del pianeta da qui al XXI secolo. È un documento di 800 pagine che parte dalla premessa che le società umane non possono continuare nella strada finora percorsa aumentando il divario economico tra le varie nazioni e tra gli strati di popolazione all’interno delle nazioni stesse, incrementando così povertà, fame, malattia e analfabetismo e causando il continuo deterioramento degli ecosistemi dai quali dipende il mantenimento della vita sul pianeta.
 

Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici

 

Sottoscritta a New York il 9 maggio 1992: il primo strumento legale vincolante sui cambiamenti climatici, avente come obiettivo la stabilizzazione delle concentrazioni in atmosfera dei gas serra derivanti dalle attività umane, al fine di prevenire effetti pericolosi. Lo strumento attuativo della Convenzione è il Protocollo di Kyoto, che verrà sottoscritto nel 1997.
 
 

Italia 1993, Piano Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile

 

Nel 1993 viene messo a punto, dal Ministero dell'Ambiente, il Piano Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile per l'attuazione dell'Agenda 21, approvato dal CIPE il 28 dicembre, «per realizzare uno sviluppo compatibile con la salvaguardia dell'ambiente».
 
 

Aalborg 1994, 1° Conferenza Europea sulle Città Sostenibili

 

Nel 1994 ad Aalborg si tiene la 1° Conferenza Europea sulle Città Sostenibili dove viene approvata dai partecipanti la Carta di Aalborg, Carta delle città europee per uno sviluppo durevole e sostenibile: un impegno delle «città e regioni europee ad attuare l’Agenda 21 a livello locale e ad elaborare piani d’azione a lungo termine per uno sviluppo durevole e sostenibile, nonché ad avviare la campagna per uno sviluppo durevole e sostenibile delle città europee».
 
 

Lisbona 1996, 2° Conferenza Europea sulle Città Sostenibili

 

Nel 1996 a Lisbona si tiene la 2° Conferenza Europea sulle Città Sostenibili dove viene approvato dai partecipanti il Piano d'azione di Lisbona: dalla Carta all'azione, una valutazione dei progressi fatti dalla 1ª Conferenza di Aalborg e la discussione sull’avvio e l’impegno nel processo di attivazione di una «Local Agenda 21 e sull’attuazione del locale piano di sostenibilità».
Nel 1997 New York - Stati Uniti d'America si riunisce la XIX Sessione Speciale dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per la valutazione dello stato di attuazione dell'Agenda 21.
Alla fine degli anni '90 si evidenziano forti ritardi nei processi di applicazione dei principi approvati a Rio.
I governi adottano una Risoluzione che li impegna a predisporre strategie nazionali di sviluppo sostenibile entro il 2002.
 
 

Trattato di Amsterdam 1997

 

 Il 2 ottobre 1997 venne firmato il trattato di Amsterdam, uno dei trattati fondamentali dell'Unione europea e rappresenta il primo tentativo di riformare le istituzioni europee in vista dell'allargamento.
Venne firmato dagli allora 15 paesi dell'Unione Europea ed è entrato in vigore il 1º maggio 1999.
Con le modifiche introdotte nei Trattati Europei, la tutela ambientale è divenuta un principio costituzionale dell'Unione europea ed una politica comunitaria non subordinata ma di pari livello rispetto alle altre fondamentali finalità dell'UE. L'articolo 2 del Trattato di Amsterdam afferma che "La Comunità Europea promuoverà …uno sviluppo sostenibile, armonioso ed equilibrato delle attività economiche, un alto livello di occupazione e della sicurezza sociale, l'eguaglianza tra donne e uomini, una crescita economica sostenibile e non inflattiva… un alto grado di protezione e miglioramento della qualità dell'ambiente, la crescita degli standard e della qualità della vita, la solidarietà e la coesione sociale ed economica tra gli Stati membri".
 
 

Hannover 2000, 3° Conferenza Europea sulle Città Sostenibili

 

Nel 2000 ad Hannover si tiene la 3° Conferenza Europea sulle Città Sostenibili dove viene elaborato l’Appello di Hannover delle autorità locali alle soglie del XXI secolo: un «bilancio sui risultati conseguiti nel fare diventare le nostre città e comuni sostenibili, nonché per concordare una linea d’azione comune alle soglie del 21° secolo» e, quindi, un impegno per il proseguimento nell’azione di Agenda 21 Locale.
La Dichiarazione del Millennio è stata adottata dalla Sessione speciale dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nelle sue sezioni terza e quarta definisce gli obiettivi internazionali di sviluppo che la comunità internazionale deve perseguire.
A seguito di tale Dichiarazione, nel corso della primavera e dell'estate 2001, il Comitato OCSE per gli aiuti allo sviluppo (DAC), il Segretariato delle Nazioni Unite, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno messo a punto gli obiettivi internazionali di sviluppo:
  • 1. La riduzione del 50%, tra il 1990 e il 2015, delle persone che vivono in condizioni di estrema povertà (cioè con meno di 1 dollaro Usa al giorno)
  • 2. La frequenza della scuola primaria da parte del 100% dei bambini entro il 2015.
  • 3. La pari partecipazione delle bambine all'educazione primaria e secondaria entro il 2005.
  • 4. La riduzione di due terzi tra il 1990 e il 2015 della mortalità infantile (bambini con meno di cinque anni).
  • 5. La riduzione di tre quarti tra il 1990 e il 2015 della mortalità materna.
  • 6. La riduzione del 50%, entro il 2015, della diffusione dell'Aids, della malaria e delle altre malattie infettive.
  • 7. L'adozione, entro il 2005, da parte di ogni paese di una strategia per lo sviluppo sostenibile, per ribaltare, entro il 2015, la tendenza alla perdita di risorse ambientali.
  • 8. Lo sviluppo di una partnership globale per lo sviluppo tra i paesi donatori e i beneficiari attraverso un sistema finanziario e di scambi commerciali aperto e non discriminatorio.
 
 

Unione Europea 2001, VI Piano d'Azione Ambientale 2002/2010

 

Il Sesto Piano d'Azione Ambientale individua cinque indirizzi prioritari: incentivare l'attuazione della legislazione vigente;
integrare le tematiche ambientali in tutte le strategie politiche, economiche e sociali;
accrescere la responsabilizzazione dei cittadini;
supportare la collaborazione con il mercato;
 incoraggiare la pianificazione e la gestione territoriale.
Gli interventi individuati danno molta importanza all'informazione indirizzata a cittadini e imprese, per facilitare la diffusione di buone pratiche e comportamenti sempre più rispettosi dell'ambiente.
Quattro le aree di azione prioritarie:
  • Cambiamento climatico 
    "… stabilizzare la concentrazione atmosferica di gas serra ad un livello che non causi variazioni innaturali del clima terrestre …”.
  • Natura e biodiversità 
    "Proteggere e, ove necessario, risanare il funzionamento dei sistemi naturali e arrestare la perdita di biodiversità sia nell'UE che su scala mondiale."
  • Ambiente e salute 
    "Ottenere una qualità dell'ambiente tale che i livelli di contaminanti di origine antropica, compresi i diversi tipi di radiazioni, non diano adito a conseguenze o a rischi significativi per la salute umana."
  • Uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti 
    "Garantire che il consumo di risorse rinnovabili e non rinnovabili e l'impatto che esso comporta non superino la capacità di carico dell'ambiente e dissociare l'utilizzo delle risorse dalla crescita economica migliorando sensibilmente l'efficienza delle risorse, dematerializzando l'economia e prevenendo la produzione di rifiuti."
 

Monterrey - Messico Conferenza Internazionale per il Finanziamento dello Sviluppo (18-22 marzo 2002)

 

Obiettivo prioritario è lo stanziamento di risorse finanziarie adeguate per:
  • combattere l'AIDS
  • garantire l'istruzione primaria in tutto il mondo
  • dimezzare entro il 2015 le persone che vivono in povertà
Si è focalizzata in particolar modo l'attenzione sul contesto nel quale tali risorse vengono generate e distribuite, identificando sei aree fondamentali:
Si è focalizzata in particolar modo l'attenzione sul contesto nel quale tali risorse vengono generate e distribuite, identificando sei aree fondamentali:
  • 1) mobilitazione delle risorse finanziarie nazionali
  • 2) mobilitazione degli investimenti diretti dall'estero e di altri flussi
  • 3) commercio internazionale
  • 4) assistenza allo sviluppo
  • 5) cancellazione del debito
 
 
 

Johannesburg 2002, Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile

 

Nel 2002 a Johannesburg si tiene il Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile in cui le novità sono sostanzialmente le seguenti:
  • la crescita economica non è la base dello sviluppo;
  • è opportuno distinguere tra crescita e sviluppo;
  • nella piramide dei valori, il pilastro sociale è al vertice dei pilastri economico ed ambientale; comunque nessuno dei pilastri potrà essere considerato a sé stante;
  • è prioritario lo sviluppo rispetto alla crescita economica;
  • è necessario valutare i costi sociali ed ambientali delle politiche.
 

Aalborg +10 e gli Aalborg Commitments 2004

 

Nel giugno 2004 ad Aalborg ha luogo la Quarta Conferenza Europea delle città sostenibili (detta "Aalborg + 10"); in essa 110 comuni, appartenenti a 46 paesi diversi, confermano una visione comune per un futuro urbano sostenibile.
La Conferenza è stata l'occasione per effettuare una riflessione su dieci anni (Aalborg 1994) di impegno per la realizzazione di azioni locali per la sostenibilità, necessaria per fissare nuovi traguardi ed assumere impegni più definiti. In particolare è stata individuata la necessità di fissare target qualitativi e quantitativi per l'implementazione dei principi di sostenibilità.
La visione si concretizza nei così detti "Commitments Aalborg +10", una serie di impegni condivisi finalizzati a tradurre la visione comune in azioni concrete a livello locale. I "Commitments" sono uno strumento flessibile e adattabile alle singole situazioni locali. I governi locali che vi aderiscono avviano un percorso di individuazione degli obbiettivi, che coinvolge gli stakeholders locali e che si integra con l'Agenda 21 Locale o con altri piani d'azione sulla sostenibilità.
Con la sottoscrizione degli Aalborg, gli enti si impegnano a:
  1. produrre un'analisi integrata sulla base degli Aalborg Commitments, entro 12 mesi dalla sottoscrizione,che definisca i target per ogni punto del documento su progetti ed iniziative in corso;
  2. istituire un processo locale condiviso per l'individuazione degli obbiettivi che aggreghi l'Agendo 21 Locale ed altri piani;
  3. stabilire specifici obbiettivi locali entro 24 mesi dalla data della firma, fissando scadenze temporali per verificare i progressi compiuti rispetto agli impegni presi;
  4. effettuare una verifica periodica dei nostri risultati relativamente agli Aalborg Commitments e renderla disponibile ai cittadini;
  5. diffondere regolarmente informazioni sugli obbiettivi e i relativi progressi.
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il DESS - Decennio dell'Educazione allo Sviluppo Sostenibile per il periodo 2005-2014, affidando all'UNESCO il compito di coordinarne e promuoverne le attività. Tale iniziativa trova origine nel Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile di Johannesburg del 2002.
 
 

Finalità del DESS

 

Sensibilizzare i governi e le società civili di tutto il mondo verso «la necessità di un futuro più equo ed armonioso, rispettoso del prossimo e delle risorse del pianeta, valorizzando il ruolo che in tale percorso è rivestito dall’educazione» da intendersi «in senso ampio, come istruzione, formazione, informazione e sensibilizzazione», declinabile quindi non solo in educazione scolastica ma anche in campagne informative, formazione professionale, attività del tempo libero, messaggi dei media e del mondo artistico e culturale.
 
FONTI: